Cinema & Cigarette Cards
La regina del tango
Elsa Krüger, la danzatrice che diede il nome a una sigaretta — e di cui non resta un solo fotogramma in movimento
Esistono nomi che hanno riempito i teatri di mezza Europa e che oggi non dicono più niente a nessuno. Elsa Krüger è uno di questi. Eppure, per qualche anno a cavallo tra la Russia zarista e la Germania di Weimar, fu abbastanza celebre da finire stampata — letteralmente — sui pacchetti di sigarette. Questo articolo nasce dal ritrovamento di un album completo di figurine a lei dedicate, la Serie II della fabbrica Georg A. Jasmatzi di Dresda, e prova a rispondere a tre domande semplici: chi era questa donna, perché un'azienda di tabacchi tedesca le intitolò un'intera marca, e che cosa resta oggi del suo lavoro di danzatrice.
IChi era Elsa Krüger
Elsa Krüger nacque in Russia nel 1893. Dopo gli studi in una scuola di ballo, intorno al 1913 cominciò a esibirsi sui palchi di Mosca con un repertorio di danze moderne, e nel giro di pochissimo tempo divenne una stella. Il soprannome con cui la ricordano le cronache è inequivocabile: la «regina del tango».
Non era un'etichetta da rotocalco. In quegli anni il tango, a Mosca e Pietroburgo, era molto più di un ballo: era una bandiera della modernità urbana, un linguaggio del corpo che l'avanguardia russa adottò e teorizzò. Krüger danzava il tango con un partner di nome Wally, e le fotografie delle loro figure illustrarono un trattato sull'argomento, il Libro del tango di Michail Bonč-Tomaševskij (1914). Gravitava attorno al milieu futurista — quello di Larionov e Goncharova — e fu amica della pittrice e scenografa Alexandra Exter. È una collocazione culturale che conta, e che riemerge con sorprendente chiarezza nelle figurine: accanto ai costumi spagnoli e ai panieri settecenteschi compaiono abiti dalle geometrie spezzate, di evidente matrice cubo-futurista.
Nel 1914 il grande regista Evgenij Bauer la chiamò per Nemye svideteli (Testimoni muti), uno dei film più importanti del cinema dell'Impero russo: Krüger vi interpreta Elena, la seduttrice fredda e calcolatrice. Qui si apre il paradosso che rende il nostro album così prezioso: Bauer non filmò mai le sue danze.
Di Elsa Krüger che si muove, sullo schermo, non sopravvive un solo fotogramma.
Il cinema l'ha conservata come attrice drammatica, non come ballerina. Per vedere come si muoveva la regina del tango — le pose, i costumi, il vocabolario gestuale del suo repertorio — non restano che le immagini fisse: cartoline e, soprattutto, figurine come queste.
IIL'esilio, Odessa e Berlino
Nel 1917 si apre una fase nuova. Krüger si trasferisce a Odessa e vi fonda una «Scuola d'arte scenica E. Krüger», concepita non come uno studio temporaneo ma come un'istituzione con un programma articolato: il segno di una professionista seria, non di una semplice étoile da varietà.
La Rivoluzione cambia tutto. Come tanti artisti russi, Krüger prende la via dell'emigrazione. Nel 1920 si stabilisce a Berlino, dove fonda il Russisches Romantisches Ballett (Balletto Romantico Russo) e ricomincia da capo, conquistando il pubblico europeo. Le cronache la danno in tournée nelle capitali del continente — Vienna, Berlino, Londra. In Germania appare anche in qualche film: Die Villa im Tiergarten (1927) e Grenzfeuer (1934). Morì in Germania nel 1941.
IIIPerché una sigaretta col suo nome?
È la domanda più curiosa, e la risposta unisce la celebrità della danzatrice a una vicenda personale. Secondo le ricostruzioni biografiche, un ruolo decisivo nella sua vita d'esilio lo ebbe Ernst F. Gütschow, direttore della fabbrica di tabacchi Georg A. Jasmatzi di Dresda — industriale, collezionista e, tra l'altro, ultimo proprietario prebellico del castello di Czocha. Il sostegno di un mecenate così collocato spiega come una danzatrice russa émigrée sia diventata il volto, e il nome, di un prodotto di largo consumo tedesco.
Il posizionamento commerciale del marchio è leggibile sul retro delle figurine. La «sigaretta Elsa Krüger» viene presentata come prodotta — nonostante il prezzo contenuto — con tabacchi puramente orientali, ed esaltata come eccellenza per fabbricazione e confezione. Materiale promozionale dell'epoca la pubblicizzava come «la sigaretta da 4 Pfennig: conosciuta, amata».
La strategia è quella classica della figurina pubblicitaria: prodotto economico, qualità rivendicata e, soprattutto, il gancio collezionistico. Ogni pacchetto conteneva un'immagine diversa della diva; chi voleva l'album da raccolta poteva farselo spedire franco di porto inviando 85 Pfennig. Marketing del finire degli anni Venti in piena regola, con la celebrità a fare da motore d'acquisto.
Una nota sull'azienda. La Georg A. Jasmatzi, con sede a Dresda-Striesen, fu una delle grandi case del tabacco sassone. Dopo la guerra fu espropriata e trasformata in VEB Jasmatzi; dal 1959 confluì nelle Vereinigte Dresdner Zigarettenfabriken e nel 1990 passò sotto il gruppo Philip Morris, operando da allora come f6 Cigarettenfabrik Dresden GmbH. Lo stabilimento storico è oggi un edificio residenziale sotto tutela.
IVLe tre serie di figurine
La produzione di figurine dedicate a Elsa Krüger da Jasmatzi è più articolata di quanto si pensi, e merita di essere messa in ordine perché i repertori non la documentano in modo completo.
Le emissioni furono tre. La Serie I e la Serie II condividono le stesse immagini e si distinguono unicamente per il formato: la Serie I è quella piccola (album da 8 figurine per pagina, 4 per fila); la Serie II è quella grande (album da 6 figurine per pagina, 3 per fila). Entrambe contano 100 figurine e furono accompagnate da un album omonimo, l'«Elsa Krüger Album». Gli album erano del tipo a incastro, senza elenco dei contenuti: in teoria qualsiasi carta poteva essere inserita in qualunque posizione.
Esiste poi una Serie III, più rara: 200 figurine piccole, con immagini diverse dalle prime due e senza album emesso. È la serie meno conosciuta: secondo la checklist collezionistica più aggiornata, ne sono state finora censite soltanto 73 su 200. Non una, ma tre serie, e fino a duecento immagini diverse della stessa interprete: è di per sé la misura della sua notorietà commerciale. Non si dedica un apparato del genere a un volto qualsiasi.
VLa firma: l'atelier Dührkoop
Molte carte recano nell'angolo una firma d'atelier in corsivo, incorniciata da un tratto sopra e da una sottolineatura. Si legge Dührkoop, e ricorre su numerose figurine (9, 64, 67, 68, 69, 83 e altre): non un caso isolato, ma una fonte ricorrente dell'intera serie.
La conferma decisiva è documentale. Lo Stedelijk Museum di Amsterdam conserva il ritratto originale — una fotografia dell'atelier Dührkoop intitolata Elsa Krüger, datata 1922 (n. inv. 1987.1.1207, 22,7 × 16,7 cm) — il cui costume, l'inconfondibile copricapo a raggi appuntiti con velo chiaro, corrisponde esattamente alla figurina n. 9; lo stesso allestimento ritorna sulla n. 69. Se ne ricava un dato di metodo importante: Jasmatzi non commissionò fotografie proprie, ma riusò ritratti d'atelier già esistenti, eseguiti intorno al 1922 — il periodo berlinese di Elsa — per stamparli sulle figurine verso il 1929.
Una precisazione doverosa. Rudolf Dührkoop (Amburgo, 1848–1918), a cui lo Stedelijk attribuisce il ritratto, fu uno dei grandi pionieri del pittorialismo e del ritratto tedesco; morì però nel 1918. Una fotografia del 1922 firmata «Dührkoop» va dunque intesa come marchio dell'atelier, proseguito dopo la sua morte dalla figlia Minya Diez-Dührkoop, anch'essa fotografa di primo piano e specialista di ritratti di danzatrici. La firma sulle carte, insomma, è quella dello studio, non necessariamente della mano del fondatore.
Un'ultima notazione, utile a misurare il rango della modella: nel medesimo 1922 anche Madame d'Ora (Dora Kalmus, Vienna) realizzò un ritratto intitolato Die Tänzerin Elsa Krüger. Elsa passò davvero per gli atelier più prestigiosi del tempo; sulle figurine Jasmatzi, però, la firma è quella di Dührkoop.
VIL'esemplare in collezione
L'album qui descritto appartiene alla Serie II ed è completo: tutte le 100 figurine, dalla n. 1 alla n. 100, su pagine da sei carte (due file da tre). Ogni carta reca, nell'angolo inferiore sinistro, l'indicazione di serie «II» e, in basso, la firma in corsivo «Elsa Krüger».
La raccolta si chiude con la figurina n. 100, di cui si è documentato anche il verso. Il retro riporta la denominazione completa dell'editore — Georg A. Jasmatzi Aktiengesellschaft, Dresden-A. 21 — e i dati di serie: «Serie II. — 100 Bilder — No. 100».
Una nota tecnica sulla conservazione. L'album è in cartoncino doppio: le figurine non sono incollate ma trattenute a incastro, inseribili dall'alto o dal basso a seconda della posizione. È questo il motivo per cui le carte si conservano integre e per cui è stato possibile estrarne una — la n. 100 — per fotografarne il verso senza alcun danno.
Resta un cantiere aperto, segnalato qui per collezionisti e studiosi: censire quante e quali delle 100 figurine portino la firma Dührkoop, e se altri atelier compaiano nel resto della serie. È una mappatura che, allo stato, non sembra esistere — e che questo esemplare completo permette finalmente di avviare.
L'album, pagina per pagina
Serie II — le 100 figurine, complete
Nota e fonti
Questa scheda combina l'esame diretto del reperto (album Serie II completo, Georg A. Jasmatzi A.G., Dresda) con la letteratura biografica disponibile su Elsa Krüger e sulla fabbrica Jasmatzi. I dati di formato e consistenza delle tre serie si appoggiano anche alla checklist collezionistica curata da Nick Bolton (MovieCard). L'attribuzione fotografica si fonda sulla firma presente sulle carte e sul confronto con il ritratto omonimo dell'atelier Dührkoop conservato allo Stedelijk Museum di Amsterdam (1922, inv. 1987.1.1207). Le immagini riprodotte sono scansioni dell'esemplare in collezione.
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