Bouboule — Geneviève Juttet, la Figlioccia di Mistinguett e la Bambina Dimenticata del Cinema Muto



Una Madrina d'Eccezione, Louis Feuillade e Cent'Anni di Silenzio

C'è una bambina in una cartolina fotografica della serie «Les Vedettes de Cinéma» pubblicata dall'editore A.N. di Parigi. Nella foto, firmata dal celebre Sartony, posa accanto a Mistinguett — la più grande chanteuse parigina del primo Novecento, la donna con le gambe più famose del mondo. La bambina si chiama Bouboule. E Mistinguett era la sua madrina. Questo legame straordinario — tra la star più pagata del varieté mondiale e una bambina nata a Parigi nel 1916 o 1917 — è la chiave per capire una carriera cinematografica breve, folgorante e poi completamente dimenticata. Bouboule girò tredici film tra i cinque e i dieci anni di età, lavorò per due anni con Louis Feuillade, il creatore di Fantômas e Les Vampires, e morì il 25 dicembre 2015 a novantanove anni, senza che nessuno scrivesse una riga in sua memoria.


La Postcard e la Scoperta

Una fotografia che vale una biografia

Il documento visivo che apre questa storia è una cartolina della serie «Les Vedettes de Cinéma», numero 97, pubblicata dall'editore parigino A.N. e fotografata da Sartony — uno dei più rinomati fotografi di scena dell'epoca, il cui nome su una cartolina era garanzia di autenticità e di qualità. Nella foto appaiono due figure: Mistinguett, già icona assoluta del music-hall francese, e al suo fianco la piccola Bouboule. Non è una posa promozionale casuale: è il ritratto di una madrina con la sua figlioccia.

Questa immagine è, a quanto mi risulta dalle ricerche condotte per questo articolo, uno dei rarissimi documenti visivi della bambina disponibili al pubblico — insieme a una cigarette card della mia collezione personale che la ritrae sola, e che ha dato origine a questa ricerca.

A sinistra: la cigarette card N° 966 della serie Toccos (Athanassacopoulo Bros., Alexandria) — Bouboule in costume orientale, scalza, con copricapo decorato. A destra: la cartolina fotografica «Les Vedettes de Cinéma» N° 97, foto Sartony — l'unica immagine nota di Mistinguett e Bouboule insieme, con la didascalia: «Mistinguett et Bouboule sa filleule».

Una piccola precisazione documentaria: le fonti non concordano perfettamente sull'anno di nascita di Geneviève Juttet. IMDb riporta il 4 agosto 1916, mentre la didascalia della postcard Sartony indica il 1917. Una discrepanza di un anno, frequente nei documenti dell'epoca, che non intacca la sostanza della storia ma che è giusto segnalare per onestà storiografica.


Mistinguett: la Madrina più Famosa di Parigi

Per capire il peso di questo legame è necessario capire chi era Mistinguett nel 1920. Nata Jeanne Florentine Bourgeois a Enghien-les-Bains nel 1875, aveva trasformato un soprannome inventato da un amico — Miss Tinguette, poi contratto in Mistinguett — in un marchio che valeva oro. Aveva esordito al Casino de Paris nel 1895 e da lì non si era più fermata: Folies Bergère, Moulin Rouge, Eldorado, ogni palcoscenico di Parigi l'aveva vista regnare. Nel 1919 le sue gambe erano state assicurate per la cifra allora astronomica di cinquecentomila franchi. Era la donna più pagata dello spettacolo mondiale.

Al cinema aveva esordito nel 1908 con un cortometraggio per la Pathé, e tra il 1909 e il 1915 aveva girato decine di film per lo stesso produttore, lavorando tra gli altri con un giovane Maurice Chevalier — con cui avrebbe avuto una relazione durata oltre dieci anni. Nel 1916 aveva registrato il suo brano-firma, Mon Homme, che sotto il titolo inglese My Man sarebbe diventato uno standard del repertorio jazz e pop internazionale.

Che questa donna avesse scelto di fare da madrina a Geneviève Juttet ci dice qualcosa di preciso: la bambina non era una sconosciuta raccolta per caso. Era qualcuno su cui Mistinguett aveva scommesso personalmente. E quando una madrina del calibro di Mistinguett scommette su una bambina, nel Parigi degli anni Venti, quella bambina arriva davanti alla macchina da presa di Louis Feuillade.


Una Bambina Chiamata Geneviève

Il vero nome era Geneviève Juttet. Il soprannome Bouboule — termine affettuoso francese per indicare un bambino paffuto e vivace, una pallina di energia — le rimase appiccicato per sempre, tanto da eclissare il suo nome anagrafico in ogni documento cinematografico dell'epoca. Ancora oggi, cercandola su IMDb o sul database del cinema francese, la voce porta solo quel nome: Bouboule. Come se Geneviève non fosse mai esistita.

Non sappiamo quasi nulla della sua famiglia, del quartiere in cui crebbe, della sua vita fuori dal set. La sezione biografica della sua pagina Wikipedia è descritta dagli stessi curatori come «vuota, insufficientemente dettagliata o incompleta». È uno di quei casi in cui l'archivio cinematografico ha conservato le immagini ma ha lasciato morire la persona che le abitava.


Louis Feuillade e la «Bête de Cinéma»

Louis Feuillade (1873–1925) era, nel 1923, il regista più prolifico e popolare della Francia. In quasi vent'anni di carriera alla Gaumont aveva girato oltre 630 film. Era l'uomo che aveva inventato Fantômas, il criminale mascherato che terrorizzava Parigi in cinque episodi diventati leggenda; aveva creato Les Vampires, il serial notturno che André Breton e i surrealisti avrebbero adorato; aveva dato vita a Judex, il giustiziere mascherato che ancora oggi influenza il fumetto mondiale.

Feuillade aveva una teoria semplicissima sul cinema popolare: «Mettete animali e bambini nei vostri film e avranno successo». Non era cinismo commerciale — era una poetica. Nei bambini vedeva la qualità che amava nel grande cinema: la spontaneità assoluta, l'incapacità di mentire davanti alla macchina. Prima di Bouboule aveva già lanciato «Bébé» nel 1910 e «Bout de Zan» nel 1913.

Quando Bouboule arrivò sul suo set, la reazione fu immediata e inequivocabile. Le cronache dell'epoca lo citano: «Una bambina di sei anni, Bouboule, notata prima da Mistinguett, si rivela davanti alla macchina da presa una vera bestia del cinema, di una stupefacente spontaneità.» La parola «bête de cinéma» era il complimento più alto che un regista dell'epoca potesse fare a un attore: quella presenza magnetica e istintiva che non si insegna, che o c'è o non c'è, e che la macchina da presa amplifica invece di spegnere.


Il 1924: Un Anno Intero per una Bambina di Otto Anni

Quello che Feuillade fece nel 1924 non ha precedenti nella storia del cinema muto francese: dedicò un intero anno di produzione alla sua piccola vedetta. Non un film, non due — un anno intero. Mentre il cinema mondiale si trasformava rapidamente e Fritz Lang in Germania preparava già i capolavori che avrebbero cambiato tutto, Feuillade girava serialmente, uno dopo l'altro, film costruiti attorno a Bouboule e al suo partner René Poyen, un altro bambino-attore con cui formava una coppia di straordinaria alchimia.

I due film che gli storici citano come i vertici assoluti di questa collaborazione sono Pierrot, Pierrette e Lucette — pellicole in cui, secondo le cronache dell'epoca, i due bambini si mostrano «l'uno e l'altro bouleversants»: capaci di produrre in sala quel silenzio commosso che solo i grandi attori sanno creare.

Ma il destino aveva già deciso altrimenti. Louis Feuillade morì il 25 febbraio 1925, appena sei settimane dopo aver terminato il suo ultimo film. Aveva 52 anni. Era esausto da una vita di lavoro ininterrotto. La collaborazione con Bouboule fu affidata al genero Maurice Champreux — che continuò a dirigerla in Le Roi de la pédale (1925) e Bibi-la-Purée (1926). Poi il silenzio.


La Filmografia Completa

In appena cinque anni — dall'età di cinque ai dieci anni circa — Geneviève Juttet girò tredici film, tutti prodotti dalla Gaumont di Parigi.

 
AnnoTitoloRegiaRuolo
1921ParisetteLouis Feuillade
1923Le Gamin de ParisLouis FeuilladeGaby
1923La GosselineLouis FeuilladeLa Gosseline (protagonista)
1924La Fille bien gardéeLouis FeuilladeLa petite Berthe de Flasquemont
1924Le StigmateFeuillade / ChampreuxGeneviève
1924L'Orphelin de ParisLouis FeuilladeJosette
1924Pierrot, PierretteLouis FeuilladePierrette
1924LucetteFeuillade / ChampreuxLucette
1925Le Roi de la pédaleMaurice ChampreuxBouboule de Gomme
1926Bibi-la-PuréeMaurice ChampreuxPouf, piccola mendicante
Le tre produzioni aggiuntive documentate nella serie «Les Vedettes de Cinéma» restano da identificare con precisione — possibile che alcuni titoli circolassero con denominazioni alternative, o che i database non li abbiano ancora censiti correttamente.


Novantanove Anni di Silenzio

Dopo il 1926 Geneviève Juttet scomparve dal cinema. Aveva dieci anni. La crescita fisiologica pose fine a quel tipo di carriera costruita interamente sull'immagine della bambina di strada, scaltra e tenera, che incarnava nei film di Feuillade. Il personaggio «Bouboule» dipendeva da un'età che non si poteva fermare. Quando Geneviève diventò adolescente, Bouboule cessò di esistere.

Quello che accadde nei settantasei anni successivi è un vuoto documentario quasi totale. Niente matrimoni noti, niente interviste, niente anniversari celebrati, nessun necrologio pubblicato nei giornali di settore. La data di morte è documentata — 25 dicembre 2015, il giorno di Natale, a Parigi — ma nient'altro. Come se la piccola Bouboule si fosse alzata dal set di Bibi-la-Purée nel 1926 e si fosse semplicemente dissolta nella città che l'aveva generata.

Morì a novantanove anni. Aveva attraversato il cinema muto e il sonoro, due guerre mondiali, la televisione, internet, il digitale. Aveva visto il cinema nascere come spettacolo da baraccone e trasformarsi nell'arte del Novecento. Aveva lavorato con il regista che aveva inventato il thriller cinematografico moderno. La sua madrina era stata la donna più pagata dello spettacolo mondiale. E nessuno, al momento della sua morte, scrisse una riga.


Perché Questa Storia Merita di Essere Raccontata

Il cinema delle origini è pieno di questi vuoti. Attori e attrici che lavorarono per anni davanti alla macchina da presa, che riempirono sale in tutta Europa, che fecero piangere e ridere migliaia di spettatori — e dei quali non rimane niente, o quasi niente, se non un nome su un catalogo.

Bouboule è caduta fuori da questo cerchio di luce. Ma la sua storia — una bambina scoperta dalla madrina più famosa di Parigi, portata da Feuillade a recitare con una «stupefacente spontaneità», protagonista di tredici film in cinque anni, poi dimenticata per quasi un secolo — dice qualcosa di essenziale sul cinema delle origini, sul modo in cui usava i bambini come strumento emotivo, e sulla fragilità di una memoria collettiva che conserva le opere ma non sempre le persone che le hanno abitate.

La postcard Sartony e la cigarette card della mia collezione sono il mio contributo alla sua memoria. Sono piccole — un rettangolo di carta — ma sono le uniche immagini di lei che circolano nel mondo. Per ora basta così.


Geneviève Juttet, detta Bouboule · Parigi, 1916–2015

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